Dibattito con Paolo Ferrero
Spett.le dott. Zambon,
domenica sera ho fatto il dibattito con Paolo Ferrero alla Festa Rossa.
Discussione civile ma con differenze radicali di vedute strategiche che sono emerse indubbiamente.
Sul piano della politica estera dopo aver glissato bellamente sulle mie domande relative all’atteggiamento di Rifondazione comunista in merito alle questioni jugoslava, irachena e libica, Ferrero ha detto che bisogna sostenere i ribelli del Donbass per motivazioni umanitarie (se l’umanitarismo è la carta “vincente” per il Prc, allora bisognava sostenere anche i ribelli albanesi-kosovari dell’Uck e siriani del Esl come dicevano Clinbton, Obama e soci europei, direi io...) continuando a definire Putin «un delinquente che ha cambiato degli oligarchi con degli altri» per impossessarsi della Russia. Ferrero non crede che gli Usa vogliano stabilire, nel medio-lungo periodo, un’egemonia globale su più livelli a danno di Russia e Cina (come recitano tutti i documenti ufficiali del Pentagono e delle amministrazioni Clinton, Bush, Obama, sin dal 1998, con il cosiddetto Progetto per un Nuovo Secolo Americano) ma solo «spostare da Berlino a Donetsk» il “Muro”, stabilendo una novella confrontazione tra blocchi, mentre io sostengo che il “muro di Donetsk”, se mai ci sarà, non costituirà che una tappa verso la conquista geopolitica dell’intera Eurasia (una conquista che non avverrà automaticamente per via militare, ma per via politica, con le “rivoluzioni colorate”, economica, con le sanzioni, culturale, attraverso un rinnovato processo di guerra informatica, ecc.). Insomma, gli Usa, vorrebbero un nuovo 1991 (crollo dell’Urss) per la Russia e non un nuovo 1945 (spartizione dell’Europa in zone d’influenza geopolitica), a mio avviso. Secondo Ferrero invece, siamo alla vigilia di una nuova Yalta, almeno da quello che mi è sembrato di capire dai suoi confusi ragionamenti. Ferrero dice testualmente che i comunisti, la sinistra, non devono «arruolarsi», devono stare, «né con Obama né con Putin», ma costruire un «movimento pacifista» che «abbatta i muri e le frontiere». Ma è il mondo unificato che piace ai banchieri internazionali, a Obama, a Renzi, a Roberto Benigni!... Tutto esattamente come pensavo. Ferrero dice che gli Usa hanno «combattuto dalla parte giusta la Prima Guerra Mondiale» e questa secondo me è una bella bestemmia politica perché in quel macello interimperialistico scatenato dai nobilazzi e dai “padroni del vapore” delle potenze europee (seguite a ruota dagli Usa) l’unico che combatté dalla parte giusta fu Lenin (non certo Woodrow Wilson!!!), per le ragioni di politica internazionale e interna che tutti sappiamo e che qui non sto a ripetere... Per Ferrero infine, l’Europa dev’essere una specie di enorme Svizzera, uno Stato federale neutrale che, udire udire, «mantiene buoni rapporti con tutti, con la Russia e con gli Stati Uniti». Questo dunque per la politica internazionale: Ferrero ha riproposto tale quale la retorica “pacifista arcobaleno” di bertinottiana ascendenza.
Sulla politica interna Ferrero ha ribadito la necessità di “unire la sinistra” nel nome del greco Tsipras (dunque tutti sulla stessa barca, insieme a Vendola, Barbara Spinelli, Curzio Maltese, Lorella Zanardo, Luca Casarini e chi più ne ha più ne metta). Questo circo composto da altermondialisti, femministe postmoderne, iper-liberisti e pannelliani convinti dovrebbe mettere in atto, politicamente, un insalata russa di buone intenzioni socialdemocratiche in economia come controcanto lamentoso al turbo-capitalismo odierno con un contorno di vera e propria cuccagna di diritti di libertà individuali nell’ambito della sfera pubblica (matrimonio gay, liberalizzazione della droga, abolizione delle frontiere, ecc.). Tutto ciò nell’ambito della UE, dell’euro. Ferrero considera il tema della sovranità nazionale una cosa sostanzialmente di destra e ha criticato Marine Le Pen (che dice fuori dalla UE, dall’euro, dalla NATO e alleanza con la Russia) in quanto è a suo dire «una neoliberista nazionalista contraria alla scala mobile»... Ferrero mette nello stesso canestro il nazionalismo ottocentesco (colonialista e imperialista) e il sovranismo patriottico odierno (anti-colonialista laddove il colonialismo è quello dei “mercati” internazionali, della tecnocrazia di Bruxelles e della NATO). Non gli viene neppure in mente che l’attuale globalizzazione è la nuova versione del nazionalismo colonialista ottocentesco fondato sull’imposizione ai Paesi extraeuropei di una religione identitaria obbligatoria (il “verbo” dell’uomo bianco) e che chi la contesta svolge un ruolo anti-coloniale. Ferrero critica il liberismo selvaggio in economia ma non la globalizzazione come fenomeno ultra-capitalistico unitario (culturale, politico, economico), è ossessionato da quello che definisce il “nazionalismo” di Marine Le Pen e pensa di vivere nella Repubblica di Weimar del settembre 1932.
Domanda finale che le rivolgo: com’è possibile questa devastazione culturale della sinistra in Italia? Ho provato a risolvere tale quesito ne L’immagine sinistra della globalizzazione. Critica del radicalismo liberale, che ho ultimato e mi appresto a mandare in stampa.
Grazie per l’attenzione
Paolo Borgognone